“Architettura Rurale italiana” di Giuseppe Pagano e Guarniero Daniel nasce come l’indagine sulla casa rurale italiana, curata per la mostra di Architettura allestita alla sesta triennale di Milano del 1936.

Questo studio rappresenta il risultato di una indagine sulla casa rurale italiana intrapresa con lo scopo di dimostrare il valore estetico della sua funzionalita’. Il materiale che viene illustrato in questo quaderno fa parte di una speciale sezione della mostra di architettura, da noi allestita alla sesta triennale. Tale indagine ci è stata possibile per l’aiuto prezioso concessoci dal presidente della triennale dott. giulio barella e dal consiglio di amministrazione, che approvarono l’iniziativa e permisero di realizzarla. la maggior parte delle documentazioni fotografiche sono state eseguite da noi direttamente. ne abbiamo scelte soltanto le essenziali.

Hanno con noi collaborato gli architetti: P. N. Berardi di Firenze, per parecchie illustrazioni della casa toscana: M. Buccianti, per informazioni e fotografie delle case rurali del basso egitto: N. chiara viglio di Roma, per informazioni sul Lazio: E. Moya di Madrid, per informazioni e fotografie di architettura rurale spagnola: R. Pane, per informazioni e fotografie di Ischia e Capri: G. pellegrini, per una documentata relazione sulla Tripolitania: G. Pulitzer-finali, per il sahara sud-algerino e A. Scattolin per preziose indicazioni sui tetti di paglia del Veneto. Il R. politecnico di Palermo cl ha fornito interessanti rilievi delle case rurali della provincia di Palermo. il prof. arch. Gino Chierici, infine, ha cortesemente messa a nostra disposizione una ricca raccolta fotografica dei trulli pugliesi.

Ringraziamo tutti vivamente, con la speranza che questo nostro lavoro serva a far comprendere l’importanza estetica della casa rurale.

La conoscenza delle leggi di funzionalità e il rispetto artistico del nostro imponente e poco conosciuto patrimonio di architettura rurale sana ed onesta, cl preserverà forse dalle ricadute accademiche, ci immunizzerà contro la retorica ampollosa e soprattutto

Ci darà l’orgoglio di conoscere la vera tradizione autoctona dell’architettura italiana: chiara, logica, lineare, moralmente ed anche formalmente vicinissima al gusto contemporaneo.

GIUSEPPE PAGANO· GUARNIERO DANIEL

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Architettura Rurale Italiana

“Architettura Rurale italiana” di Giuseppe Pagano e Guarniero Daniel nasce come l’indagine sulla casa rurale italiana, curata per la mostra di Architettura allestita alla sesta triennale di Milano.

L’opera si presenta quindi, come lo studio dell’architettura rurale della penisola italiana mostrando differenze e similitudini in tutto il territorio nazionale.

Pubblicata nel Agosto del 1936, nel contesto del Governo fascista, è visibile il fine ultimo della ricerca architettonica svolta dai due autori, cercare le matrici del giusto costruire nella architettura rurale, per poi applicarle o guidare alla applicazione nella realtà della casa colonica moderna.

Pagano e Daniel individuano sin da subito che l’architettura rurale è mossa da una relazione tra la funzione o scopo e la forma di un edifico. Partendo dal cumulo di paglia attorno ad un palo infisso nel terreno, essi individuano le evoluzioni del costruire rurale, che giungono alla soluzione finale: il tetto piano o “terrazza” (punto fondamentale anche della architettura moderna).

Come citato anche dal testo, John Ruskin (nel 1837) apprezzerà moltissimo i caratteri di semplicità e funzionalità tipici dell’architettura mediterannea, tanto che nelle sue annotazioni definisce “nobile” la casa rurale italiana, per la sua capacità di riflettere “l’umiltà dei suoi abitatori”. L’architettura rurale, così come raccontata da Ruskin e mostrata da Pagano e Daniel a causa della perdita delle condizioni per cui il contadino si murava la propria casa da solo, ha perso, se non in rare eccezioni, i suoi caratteri di costruzione “pura”, astilistica e funzionale.

L’evoluzione della casa quindi dipende dall’evoluzione dell’uomo e della società in cui vive, rendendo la costruzione un testimone della evoluzione umana.

Ma la casa è soprattutto vincolata dalle condizioni geologiche, agricole, climatiche ed economiche dell’ambiente in cui vive, essa è il legame tra la terra e l’uomo che la coltiva. Nuove possibilità, nuovi materiali provocheranno nuove forme, nuove estetiche della casa. Spesso però l’evoluzione in nuove forme si trascina elementi delle precedenti, queste tradizioni o eredità permangono alle nuove condizioni anche se inutili, per pura e autentica affezione dell’uomo ad esse.

La funzione primordiale della capanna è conservare il cibo per l’uomo e i mangimi per il bestiame, risulta quindi strettissimo il legame con il pagliaio, la cui forma primitiva è cilindrica: un palo attorno al quale viene ammucchiato il fieno. La necessità di proteggerlo però dalle intemperie portò subito a darli una forte pendenza in modo da facilitare lo scolo delle acque. Il legame è cosi stretto tra capanna e pagliaio che alcuni uomini avrebbero potuto facilmente scavarvi all’interno una specie di grotta per ottenere uno spazio dove ripararsi dall’acqua o farvici un ripostiglio.

Man mano si è formato uno scheletro dato da rami legati attorno a un palo centrale ai quali veniva intrecciata la copertura di paglia. Il bisogno di aumentare lo spazio interno avrebbe portato poi alla nascita delle pareti, inizialmente basse, che permettevano di sfruttare completamente lo spazio coperto. L’impossibilità di trovare rami di grandi dimensioni in zona mediterranea ha poi portato, come successiva evoluzione, l’ampliamento del nucleo abitativo tramite accostamento di moduli, questi avrebbero dato vita a prime case di forma ellittica nelle quali compare per la prima volta una linea di colmo, e poi in un secondo momento a case più regolari con l’utilizzo di pareti perimetrali dritte, prima su quelle paralelle al colmo, in un secondo momento anche le tesate diventarono lineari, formando così gli angoli e facendo di conseguenza evolvere il tetto a padglione.

Il progresso evolutivo non sarà uniforme per tutta l’Italia, anche perché la stabilizzazione dell’uomo su un territorio, porterà a rielaborare l’architettura rurale diversamente in base ai materiali che il terreno offre. Mentre in valle d’Aosta si affermerà un sistema costruttivo basato sulla sovrapposizione di tronchi di  legno, il Blockbau, e in altre parti d’Italia, sempre in legno, si costruirà con la tecnica del Farchwerkbau, al sud e sopratutto in Puglia, si consoliderà una architettura rurale basata sulla pietra, tipicamente mediterranea, di cui esimio testimone ne è il “trullo”. Abbandonata la struttura scheletrica in legno, il processo evolutivo sceglie l’utilizzo della pietra a secco, che con un pendenza esterna e una sovrapposizione a falsa volta permette una copertura resistente nel tempo e a basso dispendio di energie. Interessante è la sussistenza di un pinnacolo esterno che chiude il cono del tetto del trullo, questo è segno di quella inerzia data dalla tradizione costruttiva del palo come elemento centrale della costruzione. Inizialmente a pianta circolare, il trullo si evolve con l’adattamento alla pianta quadrata, che permette più facilmente tramite l’accostamento di moduli di ampliare lo spazio della casa.

 

È, infine, la pozzolana a far fare in grande passo all’evoluzione della casa rurale, le volte dei trulli o delle caselle possono quindi alleggerirsi con materiali come i tufi, il laterizio e la pietra pomice; nascono le cupole, e loro dirette discendenti le volte. Il progressivo abbassamento delle volte porterà allo stato evolutivo che rappresenta la massima conquista tecnica della architettura rurale, il tetto a terrazza. A questo va aggiunta la grande capacità nel raccogliere completamente, senza sprechi, l’acqua piovana in cisterne, per poi riutilizzarla nei periodi di siccità.

 

Il linguaggio della civiltà mediterranea, a differenza di quello dei paesi nordici (Germania, Francia, Inghilterra), è un linguaggio che parla ”con spregiudicato raziocinio e che dal ragionamento funzionale trae motivo di lirica espressione artistica”.

 

Gli architetti Moderni di tutto il mondo non poterono che restare stupiti, dalla architettura rurale mediterranea, per la sua capacità di esprimere spesso con più efficacia dei contemporanei, i concetti cardine della “nuova” Architettura.

“La funzionalità è sempre stata il fondamento logico dell’architettura. Soltanto la presunzione di una società innamorata delle apparenze potè far dimenticare questa legge eterna ed umana nello stesso tempo. Oggi questa legge è stata riscoperta e difesa non solo per ragioni estetiche, ma anche per un bisogno morale di chiarezza e onestà”.

(Architettura rurale italiana, G.Pagano e G.Daniel, 1936)

 

tratto da: http://zairaarchitecture.altervista.org/architettura-rurale-italiana/

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