Nella sua storia contemporanea la società  costruisce i suoi orizzonti producendo metropoli, conurbazioni, grandi complessi residenziali, industriali, ma non riesce a controllarli e ad ordinarli.

Per comprendere  i motivi e i contenuti dell’urbanistica moderna bisogna fare una breve premessa sulla città e il suo sviluppo nel corso degli anni.

Quando gli uomini  hanno  dovuto vivere insieme per svolgere una serie di funzioni che non potevano svolgere da soli, hanno creato la città.

La città inizialmente è legata alle funzioni di difesa e dello scambio. Infatti le mura e il mercato sono gli elementi fondativi della città.

Quindi, il luogo dove costruire la città viene scelto in funzione delle esigenze della difesa (alture, isole nei fiumi, ecc.) e del commercio (incrocio di itinerari terrestri e di vie d’acqua).

Ovviamente, con il passare del tempo le funzioni si sono mano a mano arricchite con luoghi urbani o nuove centralità di senso funzionale per l’agire umano, quello commerciale, quello amministrativo e quello religioso: mercati, fori e templi.

Tali luoghi sono distinti da quelli deputati alla residenza perché ospitavano funzioni legate al vivere in comune.

Il primo mutamento decisivo nell’organizzazione della città si registrò, nelle città europee, intorno alla prima metà del ‘700: le città vengono interessate da massicci aumenti di popolazione, dovuti soprattutto al fatto che il miglioramento delle condizioni igieniche portò ad una notevole diminuzione della mortalità.

Contemporaneamente all’aumento della popolazione si assiste al cambiamento del sistema produttivo, con il passaggio da un’economia essenzialmente basata sull’agricoltura e sul commercio dei prodotti agricoli ad un’economia basata sull’industria.

Moltissime innovazioni tecnologiche (dalla macchina filatrice che consentiva ad un solo operaio di manovrare più fili contemporaneamente sullo stesso telaio, alla prima tessitrice meccanica, alla macchina a vapore, all’uso del carbone nella lavorazione dei minerali), furono la principale causa dell’aumento dell’attività industriale (rivoluzione industriale), che si concentrò principalmente nelle città (fenomeno chiamato: industrializzazione).

La concentrazione di attività industriali nella città attirò molta popolazione dalle campagne, con conseguente abbandono dell’attività agricola, e ulteriore aumento di popolazione nelle città (è una delle prime fasi della storia delle città: la città industriale). Lo spostamento di popolazione dalle campagne alle città fu agevolato e incrementato dal miglioramento dei collegamenti. Infatti, per garantire le esigenze commerciali, il sistema viario subì notevoli sviluppi (costruzione di nuove strade e miglioramento delle esistenti) e anche il sistema ferroviario, con l’invenzione della locomotiva di Stephenson (1825), subì un notevole incremento (creazione di linee ferroviarie sia per il trasporto di persone che di merci).

Nell’800, le città, cominciano ad accusare gli inconvenienti di tale fenomeno (chiamato: urbanesimo) legati alla carenza di servizi (ad es. le fogne) con la relativa nascita di quartieri residenziali malsani in cui le scarse condizioni igieniche erano causa di epidemie (colera, tifo, ecc.), l’aumento del traffico e dell’inquinamento, l’aumento della povertà, la speculazione sull’edificazione dei quartieri residenziali con scarsissima qualità.

Si provvede a igienizzare le città con sventramenti e demolizioni di vecchie mure.

In sintesi, si può affermare quindi che l’urbanistica moderna nasce come il tentativo di dare una risposta positiva alla crisi della città ottocentesca, consistente in un insieme di regole, dettate dall’autorità pubblica, che fossero in grado di dare ordine alle trasformazioni della città e costruire il substrato per l’attività di costruzione e localizzazione di funzione da parte dei privati.

I primi interventi che l’urbanistica realizza riguardano, infatti, le grandi città ed hanno come obiettivo quello di migliorare le condizioni igieniche e di garantire l’organizzazione della città mediante la pianificazione del rapporto tra funzione industriale e le altre attività dell’uomo.

In particolare, ricordiamo gli interventi (sventramenti) di Hausmann a Parigi (1853-69) e di Anspach a Bruxelles (1867-71), la sistemazione del Ring (cintura verde) di Vienna (dal 1857), l’ampliamento delle città di Firenze (1864-77) e Barcellona (dal 1859) e gli interventi sul sistema fognate e della linea metropolitana di Londra (a partire dal 1848).

Da allora ad oggi la città ha subito notevoli trasformazioni. La città industriale ottocentesca, infatti, ha cominciato ad occupare porzioni sempre più estese di territorio ossia ha cominciato ad impadronirsi del territorio con un processo di urbanizzazione notevole (estensione dell’urbanesimo al territorio). Ciò significa che non è stato più sufficiente regolare unicamente le trasformazioni della città, ma è stato invece necessario che l’urbanistica si occupasse anche del territorio; per questo si comincia a parlare di pianificazione territoriale e non solo urbanistica.

Alla città industriale, ha fatto seguito, la città fordista, dei primi del secolo (1930-1980), in cui l’industria ottocentesca lascia il passo all’industria moderna, caratterizzata da tecnologie avanzate, dal cambiamento dei processi di produzione e dalla conseguente nuova riorganizzazione dei rapporti e delle relazioni tra industria e le altre funzioni della città. Il processo di crescita delle città è sempre in atto, fino agli anni ’70 le città continuano a crescere a dismisura, sottraendo popolazione alle campagne e generando enormi periferie prive di connotazione e qualità. Tale processo, però, si interrompe, e la cosiddetta città post fordista, con cui si designa l’organizzazione delle città fino ai giorni nostri, vede l’affermarsi di nuove regole ed equilibri, tra cui la nascita del settore dei servizi che, se inizialmente affianca l’attività industriale, ora diviene il settore trainante dell’economia, la nascita di interi quartieri residenziali in zone marginali (ritorno alla campagna), l’affermarsi di principi di qualità ambientale e sviluppo sostenibile.

Perciò oggi, sono mutati gli obiettivi e i contenuti della pianificazione urbana e territoriale. Se fino a qualche decennio fa l’esigenza primaria era di governare l’espansione delle città, ora diviene fondamentale la riqualificazione (dei centri storici ma anche delle periferie costruite negli anni ‘50, ‘60 e ‘70), la pianificazione dei servizi e la tutela e la salvaguardia ambientale.

Durante il periodo della realizzazione di questi grandi quartieri italiani assunse grande importanza il
concetto di comunità sociale che avrebbe dovuto abitare i quartieri stessi.

In Italia

Il piano normativo ha conformato l’urbanistica del dopoguerra in italia, ricordiamo la legge 1150 del 1942, la Legge ponte 765/68, e il relativo DM 144/68.

Si assiste in  italia la costruzione delle grandi macrostrutture: Piazza Grande a Napoli, Corviale, lo ZEN di Palermo.

 

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